I recapiti dell’Istituto

SEDE CENTRALE E AMMINISTRATIVA

Viale G. Schiratti 1
33030 Majano (UD)
Tel. 0432 959020
Fax. 0432 948208

E-MAIL

udic81500t@istruzione.it

POSTA CERTIFICATA

udic81500t@pec.istruzione.it

I recapiti del plesso
Scuola Secondaria di 1° grado di Majano tel. 0432 959020
archivio documenti
Accesso all'area riservata docenti per i documenti del plesso


LogIn Posta alunni

home

Ultima modifica: giovedì, 5 Maggio 2016

Salve a tutti, qui potete trovare tutte le info più importanti che riguardano le attività della scuola secondaria di 1° grado di Majano. Navigate pure 🙂

 

Eccoci arrivati!

ISOLA DI ST.NINIAN.

Corremmo in spiaggia, come indicato dalla mappa: che mare! Immenso, sconfinato, bellissimo!

Solo i cavalli ci tenevano compagnia, docili, mansueti, sereni e calmi come tutto lì attorno!
Più lontano le scogliere precipitavano tra le onde.
Gli isolotti verdi e rocciosi spuntavano tra l’azzurro

e la sabbia bianca era così piacevole da calpestare.

BELLISSIMO!!!

Era bello stare in quel posto, sembrava magico.

Ma dov’era il tesoro?

Cercammo ovunque.N-U-L-L-A.

Così consultammo di nuovo la mappa.

Diceva:

Parco Naturale di Cabo de Gata – Spagna…

Traghetto, treno e aereo: immediatamente ci arrivammo.

 

 
 

Un motorino rosso fiammante

Scarpe nuove

Magliette firmate

Un coltellino

Dieci paia di jeans

Un bracciale rosa decorato con diamanti

Una bussola

Un cellulare ultimo modello

Una bicicletta

Una piscina all’aperto

Una piscina al coperto

Un trattore

Una lente d’ingrandimento

Un orologio

Un campo da basket

Un campo da calcio

Un…

 
 

A quel punto mi fermai a riflettere: cosa poteva indicare? Ma certo! In quella biblioteca, ogni pomeriggio, si esibiva un bravissimo illusionista. Probabilmente il libro ci voleva condurre al suo bancone per trovare la prossima parte del tesoro. Vagando nel buio che avvolgeva le scale raggiungemmo il piano superiore dove un cono di luce illuminava il cosiddetto “tavolo del mago”.

Udimmo una piacevole melodia che, man mano che ci avvicinavamo, diventava sempre più forte. Ancor prima che ci potessimo scambiare sguardi confusi, sopra la superficie comparve una piccola arpa in legno d’acero che suonava da sola, come se avesse una vita propria. Non so per quale strano motivo, ma Jack si “ipnotizzò” dinanzi a quello strumento e dopo una manciata di secondi iniziò a cantare: “Ingegnati picciriddu, fatti forza e vai sempre avanti col sorriso. Solo così troverai le quattro parti in cui il tesoro è diviso”.

Improvvisamente si materializzò una mappa su cui era disegnato un tracciato che conduceva a quattro tappe diverse. La prima non si trovava molto distante dalla nostra città: si fa per dire!

ISOLA DI ST. NINIAN.

Isola di St.Ninian???!!!… Ma, ma… dobbiamo andare fino alle isole Shetland!!!!!” urlò il mio compagno di ventura.

 

 

Fa freddo, noooooooooooooooooooooooooooooooooooo. Non è la…la… Sicilia!” protestò “Mi dispiace no, non posso andare oltre!” continuò “il picciriddu”.

Eddai, su, pensa: si tratta di un tesoro! T-E-S-O-R-O!!! Tipo quello dei pirati: tanti tanti tantisssssimi soldi!!!! Faremo a metà, dai, accompagnami!”

Lo pregai, lo supplicai, lo implorai, lo scongiurai e alla fine…

Eccoci in treno, destinazione Aberdeen, in Scozia, dove ci aspettava il battello per le mitiche isole Shtland.

Non vi racconto del viaggio: fu tutto un fantasticare di ciò che ci saremmo comprati con tutto quel tesoro.

Ecco un elenco da sogno:

 

L’intestazione diceva:

Se il tesoro nascosto volete trovare, vi dovete sbrigare. Il tempo a disposizione vola via e voi poveri umani credete sia tutta magia. Pensate di vivere in un tempo eterno ma ciò che è prezioso perirà come d’inverno”.

   
   
   
 
 

Lo presi per il polso e uscimmo di corsa dalla casa.

– Lara, dove stiamo andando? – chiese assonnato con un filo di voce.

– Lo scoprirai presto! – ribattei. Vagammo a lungo per i vicoli di Manchester quando finalmente giungemmo dinanzi alla più antica biblioteca della città, il luogo precedentemente sognato.

 

– Mi spieghi perché siamo venuti qui? – mi domandò Jack piuttosto confuso, evidentemente quell’enorme edificio gli creava parecchia inquietudine.

– Il mio sogno! Era ambientato in questa biblioteca, – risposi – mi ci portavano sempre da piccola. Forse troveremo qualcosa. –

 

Detto ciò varcammo l’ampia soglia che ci separava da un mondo completamente diverso: “IL MONDO DELLA LETTERATURA”. Ci guardammo intorno con la stessa curiosità di un bambino in un negozio di giocattoli: pareva tutto così misterioso. I nostri sguardi caddero però su un piccolo angolo della biblioteca isolato dal resto, come se non centrasse nulla, con una vecchia poltrona. Ci avvicinammo ulteriormente e notammo un libricino posato a terra: era molto sciupato e le pagine rimanevano a stento attaccate alla copertina di cuoio. Jack si chinò per raccoglierlo, lo aprì e si bloccò di scatto.

 

– Jack, che succede? – domandai un po’ preoccupata. A quel punto si girò verso di me con aria soddisfatta.

– Leggi questa pagina. – mi disse e io feci come mi era stato chiesto. Non potevo credere ai miei occhi!

     
 

…con un cenno della testa.

Prima di andarcene dal negozio di antiquariato io e Jack comprammo il carillon, il primo indizio da seguire. Ci incamminammo verso casa di Jack, la sua stanza era piena di mie foto, quasi inquietante, ma non avevo il tempo per le domande imbarazzanti, c’era un tesoro da trovare. Restammo svegli tutta la notte, o almeno quasi, dato che mi addormentai mentre Jack mi raccontava meglio il suo ricordo delle vacanze al mare e in quel preciso momento feci un sogno che mi aprì la porta ad una nuova pista investigativa. “Jack! Vieni, corri” gli urlai esaltata per quello che gli avrei raccontato…

 

…e così anche i pensieri di Jack, che dietro a quell’aria spavalda, nascondeva un animo gentile e avventuriero.

Ad un certo punto si avvicinò il proprietario del negozio, un uomo buono di mezza età il cui nome era Mattius, che guardò i due ragazzi dicendo loro:

   

Che idee bizzarre vi passano per la testa? Vorreste mica andare alla ricerca di un tesoro nascosto?”

In quell’istante sul volto dell’antiquario spuntò un sorriso e la sua mente in un attimo ritornò alla sua adolescenza dove tutto era colorato dalla magia e dall’avventura. Ricordò anche le parole di suo padre che diceva: 

Mattius ricorda che per trovare il vero tesoro della vita bisogna affrontarla con coraggio e meraviglia “

A quel punto all’unisono gli rispondemmo…

   
   
 

…sentendo quelle parole si fece subito pensieroso. Corrugò le sopracciglia e i suoi occhi si fissarono sul carillon, o almeno così sembrava. In realtà lo sguardo era perso, mentre la mente aveva iniziato a viaggiare lontano nel tempo e nei luoghi.

Ed ecco Jack bambino con in mano una paletta e un setaccio, in riva al mare azzurro, che gioca con la sabbia chiara. Seduta accanto a lui c’è la mamma e dietro a lei, stese sui loro asciugamani, due signore di mezza età. Sono la nonna Rosaria e sua sorella, la prozia Domenica; parlano in modo strano e lo chiamano sempre “picciriddu”. 

Il bambino non sa bene il significato di questa parola, ma dal modo in cui glielo dicono capisce che è un segno di affetto.

 

Mentre lo guardano giocare, le due signore ripetono una cantilena che al piccolo Jack piace tanto, così tanto che, anche se non sa parlare bene l’italiano, l’ha imparata a memoria:

Ingegnati picciriddu, fatti forza e vai sempre avanti col sorriso. Solo così troverai le quattro parti in cui il tesoro tuo è diviso.”

La ballerina di cristallo continuava a volteggiare leggera…

 
 

Il tesoro è diviso in quattro parti, a te scoprire come e dove. Usa l’ingegno, la forza e il sorriso”.

Dopo aver letto pensai al mio sorriso che non è dei migliori!

Chiamai Jack perché leggesse l’incisione.

Rimase stupito, per cui s’informò dal nonno di Mary chi fosse l’ex proprietario. L’antiquario rispose che era una signora anziana, residente in Sicilia che aveva venduto tutti gli averi di sua sorella defunta.

Allora Jack…

 

 

Il pomeriggio arrivò in un lampo, Jack era al piano terra che aspettava impaziente il mio arrivo. Quando scesi lui esclamò:

Finalmente, erano venti minuti che t’aspettavo! Andiamo?”

Sì, va bene.” risposi.

Era vestito come sempre in maniera falsamente trasandata, i suoi jeans blu erano strappati, proprio come la moda vuole, una camicia, un giubbotto di pelle, tutti di una famosa marca e firmati.

E quel ciuffo! Quel ciuffo da “fighetto”! Mi innervosiva, mi faceva rimpiangere di averlo invitato.

Ci incamminammo chiacchierando come farebbero due amici, Jack era stranamente simpatico e io non me lo aspettavo proprio.

Nel giro di cinque minuti arrivammo al negozio di antiquariato; non era molto grande, anzi era piccolo e un po’ angusto, nonostante questo il locale era pieno degli oggetti più stravaganti.

C’erano bussole risalenti ai primi anni del 1300, pistole dalla canna corta, incrostate ma ancora funzionanti (così diceva il proprietario), orologi a cipolla del secolo passato, di tutto, ma la cosa più eclatante del negozio era l’originale coltello che pugnalò ventitré volte Cesare, il Pugio!

Jack continuava imperterrito a guardare armi di qualsiasi genere: sciabole, fucili, cannoni con le rispettive palle (non pensate male di me!). Io mi stufai e me ne andai a vedere oggetti più adatti alla mia persona.

Trovai un carillon in legno con una piccola ballerina in cristallo; lo caricai e la preziosa danzatrice cominciò a ruotare. Mi avvicinai per guardarla meglio e notai che c’era un’incisione che diceva………….